Negroamaro

Il vitigno Negroamaro è conosciuto anche come arbese, jonico, nero leccese, niuru maru ed è, insieme al Primitivo, il vitigno salentino autoctono per eccellenza.Il nome deriverebbe, secondo alcuni, dal termine dialettale “niuru maru”, secondo altri da due parole “nigra” e “mauru”, indicanti entrambi il colore nero.

La sua presenza nel Salento, sia pure con nomi diversi a seconda delle zone e dei paesi, è documentata a partire dal 1800. Attualmente esso si estende in Puglia su più di 17mila ettari, la maggior parte dei quali nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto.

Il vitigno Negroamaro trova il suo ideale adattamento nei climi caldo-aridi e nelle terre rosse e argillo-calcaree. Viene allevato solitamente secondo il tradizionale alberello pugliese e per gli impianti più giovani a spalliera; mostra una produttività costante, con maturazione media tra la seconda metà di Settembre e la prima metà di Ottobre.

Il grappolo è medio, di forma tronco conica, corto, serrato. L’acino è medio, di forma obovoidale con buccia spessa e consistente, di colore nero-violaceo, polpa succosa e dolce.

Vinificato in purezza o in assemblaggio, il Negroamaro regala agli occhi un colore rosso rubino, che negli anni assume tonalità granata e profumi fruttati e floreali intensi, con note speziate e tostate se affinato in legno. È il vitigno principale previsto nei disciplinari di numerose DOP pugliesi: Alezio, Brindisi, Copertino, Leverano, Matino, Ostuni, Salice Salentino, Galatina, Lizzano, Nardò, Gioia del Colle, Rosso di Cerignola e Squinzano.